Lettera aperta al pidiota primate anti italiano


Gaetano Insinna (SIM GdF): lettera aperta all’onorevole Orfini

Pregiato Onorevole Matteo Orfini,

non me ne voglia se sarò leggermente di parte, ma i pensieri personali e le ideologie valgono assai poco quando le azioni compiute possono mettere in serio pericolo la vita degli esseri umani, indipendentemente dal colore della pelle, dall’appartenenza politica e dai vestiti che indossano.

Lei era a bordo della Sea Watch 3 quando la signora Carola Rackete ha volontariamente forzato il blocco e messo a repentaglio la vita dei miei Colleghi.
In una intervista ha dichiarato, riflettendo anche successivamente “a freddo”, quindi senza alcun ripensamento, che se fosse stato al posto della signora avrebbe fatto la stessa cosa.

Lei ha studi classici, ergo, rifletta profondamente sul peso che può essere attribuito alle sue parole.
Alla luce delle sue dichiarazioni, se non ho compreso male il senso o la metafora, quindi, lei, Onorevole della Repubblica italiana, deputato e presidente del Partito Democratico dal 14 giugno 2014 al 17 marzo 2019, avrebbe forzato il blocco e messo a repentaglio la vita dei miei Colleghi finanzieri?

Pregiato Onorevole Matteo Orfini, perdoni l’ignoranza e mi aiuti a capire, almeno per ciò che domani può assumere rilevanza ai fini delle regole d’ingaggio di un qualunque servitore dello Stato che rispetta gli ordini ricevuti:
Lei, indipendente dalle diverse ideologie e dalle contrapposizioni con il Governo in carica (beghe che a Noi interessano assai poco), avrebbe tranquillamente schiacciato i miei Colleghi contro la banchina del porto di Lampedusa per far scendere i migranti perché: «… Davanti al sequestro di 42 persone, era nostro dovere intervenire e aiutarli a scendere. Così si inizia una battaglia di opposizione». Ho capito bene?

Era vostro dovere intervenire e aiutare a scendere le 42 persone sequestrate?

Così si inizia una battaglia di opposizione?

Ma lei è davvero convinto che per iniziare la sua battaglia di opposizione si possono sacrificare inutilmente le vite dei miei Colleghi schiacciandoli con una nave da 600 tonnellate?

Se lei ha: «… molti dubbi che ci sia stata una violazione della legge. Davanti ad uno stato di necessità e per portare in sicurezza persone in quello stato, una nave può violare il blocco»;
io ne ho altrettanti sul fatto che si possa schiacciare impunemente una motovedetta della Guardia di Finanza con una nave da 600 tonnellate… e mi fermo qui!

Appare evidente che abbiamo orizzonti prospettici assai diversi, anche perché non colgo il senso del suo rappresentare: chi, cosa, quale modello unitario, quale etica universalistica, quale realismo politico, quale Stato?

A mio modesto avviso le sue ragioni, unite a quelle degli altri tre parlamentari di sinistra a bordo della nave Sea Watch 3, non possono giustificare il tentato affondamento dei miei Colleghi che, grazie anche alle vostre idee, servono una democrazia spesso matrigna per i suoi figli migliori, quei figli che sono caduti per difenderla e giacciono dimenticati o, peggio, insultati nelle piazze.

M’è parso di capire, anche se per lei che era bordo della nave umanitaria sarà sembrata una scaramuccia da poco, che la signora tedesca abbia violato l’art. 1100 del Codice della navigazione. Niente di grave, sia chiaro! È un piccolo reatuccio previsto per chi compie violenza o resistenza a una nave da guerra!
Sfortunatamente, però, quel reatuccio è sanzionato con una pena fino a 10 anni.

Riesco quasi a percepire la sua indignazione per una pena così elevata, ma tant’è!
Ah… che sbadato! Stavo dimenticando di dirle che la sua amica dovrà rispondere anche del tentato naufragio, reatuccio previsto dagli articoli 110 e 428 del codice penale e sanzionato con la pena massima di 12 anni. Fossi in lei proporrei di abolirli quegli articoli inutili… tanto… a che servono… mica andrà in galera!

Onorevole, tranquillo! Sono cosucce da poco che non possono minimamente scalfire il prestigio e la fama della sua eroina, leggermente criminale si, ma, certamente celebrabile come nuova icona della sua compagine politica.

Mi punge vaghezza, seguendo i suoi ragionamenti, che sarà davvero difficile conciliare “il genuino intento di salvare delle vite” contrapposto al tentativo di sopprimere quelle degli uomini in divisa.
Temo proprio che gli italiani, sempre e comunque ignoranti rispetto al vostro genio, potrebbero non capire o, forse, riuscirebbero, chissà, a comprendere il gioco… leggermente criminale si, ma, comunque, giocato sulla pelle altrui.

Non rivendichi la lezione di Togliatti, stia al suo posto e non ecceda, lei non è nenche l’ombra di Togliatti giacché il suo pensiero, soprattutto nel Nostro caso, non si erge a sufficienza dal suolo e continua a strisciare insieme alla sua affermazione: “se fossi io al suo posto, agirei esattamente come lei.”

Comprende il senso della sua ridicola affermazione che uniforma il suo debole pensiero al bullismo avventato di una ragazzina viziata?

Togliatti è la storia di una generazione di rivoluzionari e di un partito. È la storia di quei “comunisti di ferro” oggi irripetibili. Lasci perdere!

Se la memoria non vacilla credo che Togliatti, da un letto d’ospedale, abbia detto ai militanti di non occupare le Prefetture… Lei, invece, quale messaggio diffonde?
Può considerarsi normale la sua presenza a bordo di una nave straniera da 600 tonnellate che tenta di schiacciare una motovedetta con i miei Colleghi a bordo?

Se fosse avvenuta la tragedia sarebbe andato lei a informare i famigliari dei Colleghi caduti?
Cosa avrebbe raccontato ai genitori, alle mogli e ai figli?
Sarebbe andato da solo o avrebbe chiesto ai suoi amici onorevoli di accompagnarla?

Perché non ho memoria di una vostra presenza ai funerali dei miei Colleghi caduti?
Come mai trovate sempre il tempo per bivaccare a bordo di una nave straniera che viola le leggi dello Stato e attenta all’incolumità dei miei Colleghi, ma non lo avete mai per onorare le spoglie di chi è caduto per la Patria?
Cos’è un mistero della fede o della strana ideologia che vi connota?

Pregiato Onorevole Matteo Orfini, si vergogni!
Provi a pensare per un attimo, e se ci riesce, al divario che esiste e viene patito da chi le scrive.

Provi a pensare alle parole da pronunciare al padre di un ragazzo di vent’anni morto per servire le Istituzioni e far rispettare le leggi della mia amata Patria.

Ci riesce? È in grado di visualizzare la scena?
Vuole l’aiuto da casa, il 50 e 50 o gioca il jolly?

Io la scena la vedo e la rivedo e, mi creda, vorrei allontanarla dalla mente e cancellarla dai ricordi. Ma noi due non siamo uguali e nemmeno simili.

Lei non sa nemmeno di cosa parlo e le garantisco che è assai difficile usare le parole o le metafore mentre un padre ti gela con lo sguardo.

Non cerchi paragoni e non si arrampichi sugli specchi, la sua amica capitana, lautamente pagata non si sa bene da chi per far valere la volontà della sua ONG di sbarcare comunque in Italia, fa molto meno di ciò i miei Colleghi Finanzieri fanno da anni, in silenzio, senza riflettori, senza la vostra inutile presenza, sfidando ogni giorno il mare per difendere la legalità e l’onorabilità dell’Italia e dell’Europa, salvando la vita a migliaia di naufraghi o profughi (scelga il termine che più le aggrada).

Prima di congedarmi da lei e dalle sue dichiarazioni da “tre lire”, le consiglio la lettura di alcuni pensieri tratti da “L’uomo senza qualità” di Robert Musil, Einaudi, Torino 1996, pp. 1351-1352:

“A chi misura con precisione ciò che di precisione necessita, a chi misura con coraggio ciò che di coraggio necessita. Senza prendere le misure dal mondo e stando con i piedi ben saldi per terra, nella consapevolezza che la conoscenza risulta tra i valori elevati, in grado di distinguere un individuo da un altro.
A chi non cessa di confrontare la propria intelligenza con complessità, dilemmi, fatiche. Ricordando però che la purezza dei sentimenti accompagna l’onestà del vivere e del conoscere. Con qualità, senza falsità, ipocrisie, narcisismi.
Le misure con le quali misuriamo questo mondo sono però quelle della conoscenza, come pure le condizioni nelle quali lo misuriamo. Ma la conoscenza – anche se la precisa definizione dei suoi limiti e diritti mette l’intelligenza in gravi difficoltà – presenta proprio nel rapporto col sentimento una particolarità evidente e significativa: e cioè che noi, per conoscere, dobbiamo lasciare da parte il più possibile i nostri sentimenti.”

Con sincera e profonda disistima,

Cav. Gaetano Insinna,
Segretario Generale Aggiunto del SIM Guardia di Finanza.

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