Gli irresponsabili PD e 5M

GOVERNARE ATTRAVERSO IL TERRORE: GLI IRRESPONSABILI DEL PD e DEL 5STELLE

Secondo il Tg5 il 50% degli italiani soffre di ansia, depressione e altre patologie analoghe dovute alla questione Coronavirus.
Sono evidenti le enormi responsabilità del governo e in seconda battuta dei media in questo autentico dramma.

Un governo normale dovrebbe sì invitare alla prudenza, ma rassicurare sempre la popolazione.
Pensate a un buon padre di famiglia alle prese con una situazione già di suo ansiogena del figlio, come ad esempio l’esame di terza media. Dovrebbe aiutarlo a studiare ma rassicurarlo sempre e cercare di togliergli più paure possibili.

Il governo italiano fa l’esatto contrario: costante comunicazione ansiogena e terrorizzante. Con la complicità, comunque in seconda battuta, degli irresponsabili media. Pensate all’esempio del figlio alle prese con l’esame di terza media. Pensate a un padre che anzichè rassicurare il proprio virgulto ogni giorno gli dicesse: “se continui così non ce la farai”, “se non ce la farai la tua vita sarà rovinata”, “se vieni bocciato, e verrai bocciato, è tutta colpa tua che ieri hai visto i tuoi amici invece di studiare”, “stai per fallire e rovinarti la vita, sappi che io te l’ho detto” e così di seguito, costantemente, per mesi. E’ logico che il figlio ne uscirebbe psicologicamente devastato.

E il governo italiano fa esattamente così: sparge costantemente a piene mani terrore, supportato dai media più irresponsabili o interessati, per destabilizzare la popolazione e attraverso il terrore mantenere le sedie e le poltrone.

Tra tutti i disastri compiuti dal governo Conte questo è il peggiore. Peggio ancora del baratro economico che hanno creato. Peggio ancora del baratro politico che ci hanno regalato. Perchè da una crisi economica e politica, con l’ottimismo, il duro lavoro e lo spirito d’iniziativa si può uscire. Ma non può farlo un popolo di ansiosi depressi.

Cit. Gianni Candotto

L’USURA COMANDA MEZZO MONDO

IL MOTORE DELLE SOCIETA’

la gente passa la maggior parte del tempo a prestare attenzione ai fatti di cronaca non rendendosi pienamente conto che questi sono spesso determinati dalla politica. Molti stanno concentrati sulla politica non rendendosi conto che a muoverla sono le ideologie. Pochi sanno che le ideologie sottostanno alle religioni e ancora meno sanno che ce n’è una sola che sta al vertice. Chi batte moneta usuraia si nasconde dietro a tutta questa piramide e governa oramai la metà dei continenti di questo pianeta e già influenza quanto resta degli altri. Se avete capito il senso di questo scritto quando dedicate tempo al politico di turno provate a pensare che vi siete lasciati deviare l’attenzione e vi assorbono tutto il tempo sui problemi impedendovi di capire e vedere all’unica causa che ve li sta generando.

La Potenza della Femmina

L’Arma Più Potente Di Una Donna E’ La Sua Energia Interiore: Ecco Come Risvegliarla

“L’arma più potente di una donna è la sua energia interiore che protegge lei e tutti coloro che ama” proseguì Mama Maru. “È per questa ragione che dovrai imparare a calarti nel tuo mondo interiore: solamente nel momento in cui scoprirai la tua vera essenza potrai usare tutta la tua energia interna. Sei forte e dotata di molta energia ed è proprio per questo che appartieni al gruppo delle donne capaci di muovere il mondo. Eppure hai un limite: non ti conosci ancora, e di conseguenza, non ti accetti.”
— In “La profezia della Curandera“, di H. H. Mamani

Non ti hanno detto tutta la verità su te stessa

Quando si parla di donna, di femminino sacro, si pensa ad un’energia esclusivamente passiva ed accogliente, ma la donna è più di questo.

Ti sarà già capitato di sentire parlare della coppa e della spada come metafora dell’energia femminile e maschile: la coppa accoglie e la spada agisce/ferisce.

A furia di sentirselo dire da secoli, la donna si è convinta che il suo ruolo è passivo di natura e che un ruolo più attivo, più da “guerriera” per intenderci, sia contro le regole; perché una donna è fatta per amare, per nutrire, per guarire, giusto?

Non proprio, manca qualcosa.

Il potere della donna si limita davvero alla passività?

C’è una cosa fondamentale che la donna deve saper fare e che è complementare all’azione dell’uomo: deve saper difendere, proteggere.

Ancora una volta, si pensa spesso che la funzione protettiva della donna sia passiva e si limiti a fare da scudo al pericolo, come la cinta muraria di un castello che impedisce ai nemici di avanzare: sta lì in piedi, in modo statico; la sua inattività la espone ai colpi e lei, zitta-zitta, subisce.

Ma è davvero a questo che si limita il potere della donna?

Gli stereotipi ti privano di un ruolo fondamentale

Per spiegarti a che punto questo modo di pensare è limitato, ti farò un esempio molto concreto che sfaterà una volta per tutte questo stereotipo nocivo per le donne ma anche per gli uomini (capirai meglio tra poco perché).

Quale animale ti viene subito in mente se ti parlo di ferocia quand’è ora di difendere i propri cuccioli?
mamma orsa

Mamma Orsa!

Quando un’orsa vuole difendere la sua prole, non lo fa in modo passivo, anzi. Non ti lascia scampo, quindi nel caso ti capitasse durante le tue scarpinate in montagna di avvistare delle piccole orme di orso, non seguirle! Allontanati con calma e nessuno si farà del male.

Anzi, prima di partire ti consiglio di leggere questa piccola guida: “Cosa fare se incontri un orso in montagna”, può sempre servire.

Recuperare il legame ancestrale che hai dimenticato

L’orso è un animale emblematico per un altro motivo: è anche il simbolo della dea Artemide, la dea greca della caccia e della foresta, della Luna e delle iniziazioni femminili. La sua energia promuove nella donna il gusto per l’auto-determinazione, l’autonomia e la libertà.

donne insieme

Anche se non era sposata, Artemide era conosciuta per essere, come l’orsa, estremamente materna e protettiva (è famosissima la sua statua di Efeso dove era raffigurata con mille seni, come a simboleggiare che era la madre di tutti) e non temeva di passare all’azione.

Artemide in realtà è una figura archetipica che ognuna di noi custodisce nel suo mondo interiore ma che in molte donne è stata messa a tacere, incentivando uno squilibrio tra ciò che sentono dentro e ciò che la società impone, creando uno stato di tensione, di confusione e frustrazione.

La donna guerriera è in tutte noi.

La nostra Artemide interiore rappresenta quindi un’energia femminile decisamente attiva, prova che nei tempi passati la donna poteva aspirare ad altro che essere solo madre o compagna.

Purtroppo oggi è difficile riuscire a manifestarla e si finisce per dimenticarla, andando a trascurare una parte fondamentale di noi: quella in grado di passare all’azione, di reclamare a gran voce il proprio posto nel mondo, quella parte di noi che sceglie un compagno non per bisogno perché si sente incompleta ma per scelta consapevole; quella è la parte della donna che conosce il suo potere e lo usa per il suo bene e quello delle persone che le stanno a cuore, l’unica in grado di cambiare davvero le cose in meglio.

Se la donna diventa attiva, quale ruolo resta all’uomo?

“Se la donna diventa attiva, non ruberà la scena all’uomo? E lui poi che fine farà? Non è che, se si invertono i ruoli, la società andrà a rotoli?”

Guardiamoci bene intorno: il mondo sta già andando a rotoli.

  • Secondo un’analisi di 141 ricerche effettuate in 81 Paesi dall’OMSil 35% delle donne ha subito (e subisce ancora) abusi.
  • L’overshoot day è stato fissato al 1 agosto 2018: abbiamo già esaurito le risorse mondiali per quest’anno.
  • L’odio razziale sta riemergendo a livelli spaventosi: solo negli USA ci sono ben 917 gruppi che professano la discriminazione razziale, dai neonazisti agli afro-americani separatisti.

Sta davvero andando tutto così bene? A me non sembra. E il problema è che quel mondo lì fuori è fatto di persone come io e te: è fatto di uomini e donne. Quella società malata è fatta a nostra immagine, è lo specchio delle nostre scelte, delle nostre azioni, dello squilibrio che ci portiamo dentro e che ci fa soffrire.

Perché devi reintegrare la tua identità

Confinare la donna ad un aspetto esclusivamente passivo significa anche privare l’uomo di tutte quelle caratteristiche che vorrebbe manifestare (come la dolcezza, la gentilezza, la sensibilità) ma che non può.

Sai perché?

L’uomo, da quando nasce, deve sempre provare la sua identità: “Non piangere che è da femminucce!”, “Se sei un uomo, devi dimostrarlo!”, ecc…

“SE SIETE MASCHIETTI, A QUALUNQUE SBAGLIO, VI DANNO DELLA FEMMINUCCIA, LASCIANDOVI INTENDERE CHE ESSERE UNA BAMBINA È LA COSA PEGGIORE DI TUTTE.”
— ERIC DE LA PARRA PAZ

Viviamo in una società che costringe le donne ad essere sempre passive e gli uomini a provare la loro virilità attraverso l’aggressività e la repressione delle emozioni per provare la loro identità, la loro appartenenza al loro gruppo di riferimento. Nessuno è felice e il peggio è che pensiamo che l’altro se la passi meglio di noi.

Il tuo equilibrio interiore si rispecchia nel mondo anche se tu non lo vedi

equilibrio interiore

Se ci diamo la possibilità di conoscerci meglio, di capire chi siamo nel nostro profondo, di armonizzare le forze che abbiamo dentro di noi, maschili e femminili, attive e passive, allora forse ci daremo l’opportunità di vivere un nuovo paradigma dove rispetteremo la nostra natura e potremo vivere delle relazioni più equilibrate.

Tuttavia, fare il primo passo in questo caso spetta alla donna perché, statisticamente parlando, sull’insieme delle persone che s’interessano a temi più introspettivi l’80-85% sono donne rispetto al 15-20% degli uomini; pure la maggioranza dei cerchi sono tenuti da donne.

Però c’è un piccolo gruppo di uomini coraggiosi che non si dà per vinto e ha accolto con curiosità il cambiamento introdotto spesso dalle proprie mamme, mogli o figlie e sono nati i primi cerchi di uomini che promuovono la sacralità del Maschile e che lavora assieme al sacro femminile.

Ecco perché questo è il nostro momento: tutto il lavoro introspettivo che stiamo facendo non gioca solo a nostro favore perché riequilibrando noi stesse, incitiamo gli uomini a fare lo stesso.

È una vera rivoluzione che sta nascendo, con modi pacifici ma decisi; e se hai già cominciato a guardare dentro di te perché senti una voce che ti chiama dalle profondità dell’anima, è molto probabile che tu ne faccia già parte.

Come l’ignoranza diventa inconsapevole e presuntuosa

Effetto Dunnig-Kruger: come l’ignoranza diventa inconsapevole e presuntuosa

 

So di non sapere: questa era stata la risposta di Socrate quando l’oracolo di Delfi lo giudicò essere il più saggio tra tutti gli uomini. Questa concezione non si è mai diffusa nella mentalità della popolazione e tutt’oggi persiste un’ideologia che non pone l’ignoranza alla base del processo cognitivo, rendendola, di fatto, inconsapevole.

 

di Davide Zambon

 

 

Come asserito da Bertrand Russell in una sintesi efficace, «una delle cose più dolorose del nostro tempo è che coloro che hanno certezze sono stupidi, mentre quelli con immaginazione e comprensione sono pieni di dubbi e di indecisioni».

 

Sapere quanto si è competenti in un determinato campo è un’abilità che richiede esperienza e una comprensione approfondita delle proprie capacità, ma soprattutto è necessario essere a conoscenza della moltitudine di informazioni che è possibile apprendere e indagare per ogni sfera del sapere.
Sebbene possa sembrare una competenza di base, l’autovalutazione personale porta, il più delle volte, a giudicare se stessi in modo erroneo, tralasciando i propri limiti ed errori.
Il fenomeno di sopravvalutarsi è riscontrabile in molti ambiti della vita quotidiana. Per citare un esempio, in uno studio è emerso che il 93% dei guidatori americani ritiene di possedere capacità di guida superiori alla media. Questo non è un caso isolato e in ogni ambito si riscontrano persone che si sopravvalutano:
frequentatori di bar che criticano l’ultima legge di bilancio considerandosi ferrati di politica, mamme no-vax che ritengono di possedere un livello di preparazione pari a quello di un medico qualificato, presunti esperti di calcio che non hanno mai praticato questo sport a livello competitivo, milioni di utenti del web che credono di avere la risposta a ogni problema, pseudoscienziati sostenitori del terrapiattismo, etc.

 

L’incapacità di giudicare se stessi in modo coerente con il proprio reale livello di preparazione è stata studiata da Justin Kruger e David Dunning, due psicologi sociali della Cornell University. Per verificare le loro ipotesi sottoposero un test di autovalutazione ad alcuni studenti universitari riguardo le loro capacità di ragionamento logico, grammaticale e umoristico. Successivamente gli stessi studenti furono invitati a eseguire delle prove per verificare le loro reali competenze in quegli ambiti. I risultati di questi studi furono pubblicati nel 1999 nel saggio Unskilled and unaware of it: How difficulties in recognizing one’s own incompetence lead to inflated self-assessments, nel quale i due scienziati evidenziarono che
«i partecipanti appartenenti all’ultimo quartile della classifica per quanto riguarda i risultati dei test su umorismo, grammatica e logica, sovrastimavano di molto il proprio livello di performance e di abilità.
Sebbene i punteggi li accreditassero nel 12° percentile, essi reputavano di essere nel 62°»
.

Emerse quindi che:
il gruppo di studenti non competenti sopravvalutava il proprio livello, mentre quello degli studenti competenti tendeva a valutare correttamente, se non addirittura sottostimare, le proprie conoscenze.

 

 

Alla luce di quanto detto è possibile definire l’effetto Dunning-Kruger come una distorsione metacognitiva, che porta individui con poca o nessuna conoscenza in un determinato ambito a non accorgersi della loro incompetenza e dei loro limiti in quell’argomento.

Questa situazione va ben oltre la fiducia in se stessi tanto da provocare un’illusione di superiorità che rende cieche le persone di fronte ai loro errori, causando un’incapacità di rivedere le proprie abitudini, i propri comportamenti e le proprie convinzioni.
Come conseguenza vi è la pressoché totale assenza di dubbio negli ignoranti, i quali non sono propensi ad ampliare le loro conoscenze e rifiutano in maniera sistematica di ritornare sui propri passi.

«L’ignoranza genera fiducia più spesso della conoscenza»,

scrive nell’Orgine dell’uomo Charles Darwin.
La mancanza di dubbio a opera di chi ritiene di “sapere già” si contrappone all’atteggiamento del filosofo greco Socrate il quale, nonostante fosse considerato da molti il più saggio tra tutti gli uomini, si giudicava ignorante, in quanto ammetteva di non possedere nessuna verità assolutamente vera e che aveva ancora molto da conoscere.

Alla base del pensiero socratico vi è la convinzione di sapere di non sapere.

Proprio questa concezione si pone alla base del processo scientifico, il quale si attua attraverso una continua messa in discussione delle attuali teorie per giungere a formulazioni sempre più complete e meno contraddittorie. Più in generale, l’ammissione della propria ignoranza è fondamentale nel processo cognitivo di ogni individuo: solo attraverso la continua revisione delle proprie idee e di ciò che si ha imparato è possibile apprendere nuove conoscenze e aumentare il proprio livello di saggezza.

 

 

Le persone vittime dell’effetto Dunning- Kruger, oltre a non riuscire a stimare correttamente il proprio livello di competenza, non si rendono conto degli errori che commettono.
Questo avviene perché la loro mente tende a confermare ciò che già sa, selezionando solo quelle informazioni che vanno a sostegno delle loro tesi.
Coloro che ragionano in questo modo il più delle volte non cambiano idea neppure davanti alle evidenze e cercano di imporre le proprie opinioni. Una mentalità chiusa di questo tipo tende a creare conferme in se stessi e porta ad autovalutarsi superiori rispetto agli altri, che vengono ritenuti incompetenti o ignoranti.

 

« Il saggio sa di essere stupido, è lo stupido invece che crede di essere saggio. » (W. Shakespeare, Come vi piace)

 

L’errata valutazione delle proprie competenze è sempre esistita, sia nell’antichità, che nel recente passato.
Al giorno d’oggi, però, la situazione si sta rivelando molto più complessa da gestire rispetto al passato.
Lo sviluppo tecnologico ha incrementato la diffusione di informazioni e migliorato i modi di comunicare, soprattutto grazie a strumenti come i social network e internet. Tuttavia, queste innovazioni molte volte sono utilizzate in modo spropositato da coloro che sono vittime dell’effetto Dunning-Kruger, i quali non si limitano soltanto a rifiutare qualsiasi consiglio o idea alternativa, ma, mossi da un senso di presunta superiorità, ritengono necessario diffondere e sostenere le loro idee indubitabili.
Come ha detto Umberto Eco, «i social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli», i quali si fanno portavoce di notizie false che sostengono oltre ogni limite. La circolazione di informazioni sbagliate evidenzia come l’effetto Dunning-Kruger sia un problema sociale e non individuale, in quanto genera tra la popolazione numerosi problemi nel riconoscere la validità della fonte da cui ci si informa.

 

 

L’effetto Dunning-Kruger rappresenta un problema da cui è difficile, ma non impossibile uscire. Analizzando il grafico è possibile notare come per riconoscere i propri errori e la propria ignoranza sia necessaria almeno una conoscenza di base dell’argomento in questione. Nel loro articolo i due scienziati evidenziarono che «le abilità che generano competenza in un dato campo sono spesso le stesse abilità richieste per poter valutare [in maniera accurata] la [propria] competenza [e quella altrui] nello stesso ambito»L’unico modo per potersi valutare in modo sempre più corretto consiste nella continua ricerca di nuove conoscenze da ampliare alle precedenti.

Questo processo si può attuare solo con la consapevolezza che qualsiasi cosa si apprenda non è mai definitiva, ma rappresenta il punto di inizio di un lungo processo attraverso il quale l’uomo cerca di giungere a una conoscenza sempre più approfondita di se stesso e della realtà che lo circonda.

Ignoranti pur sapendo leggere

Analfabeti funzionali, il dramma italiano: chi sono e perché il nostro Paese è tra i peggiori

Sono capaci di leggere e scrivere, ma hanno difficoltà a comprendere testi semplici e sono privi di molte competenze utili nella vita quotidiana. Nessuna nazione in Europa, a parte la Turchia, ne conta così tanti. Tutti i numeri per capire la dimensione di un fenomeno spesso sottovalutato

DI ELISA MURGESE

Hanno più di 55 anni, sono poco istruiti e svolgono professioni non qualificate. Oppure sono giovanissimi che stanno a casa dei genitori senza lavorare né studiare. O, ancora, provengono da famiglie dove sono presenti meno di 25 libri.

Sono gli analfabeti funzionali, quegli italiani che non sono in grado di capire il libretto di istruzioni di un cellulare o che non sanno risalire a un numero di telefono contenuto in una pagina web se esso si trova in corrispondenza del link “Contattaci”. È “low skilled” più di un italiano su quattro e l’Italia ricopre una tra le posizioni peggiori nell’indagine Piaac, penultima in Europa per livello di competenze (preceduta solo dalla Turchia) e quartultima su scala mondiale rispetto ai 33 paesi analizzati dall’Ocse (con performance migliori solo di Cile e Indonesia).

Non si parla in questo caso di persone incapaci di leggere o fare di conto, piuttosto di personeprive «delle competenze richieste in varie situazioni della vita quotidiana», sia essa «lavorativa, relativa al tempo libero», oppure «legata ai linguaggi delle nuove tecnologie», precisa Simona Mineo, ricercatore Inapp, l’Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche (ex Isfol).

«Chi è analfabeta funzionale non è incapace di leggere – continua Mineo, che è stata anche National data manager per l’indagine OCSE-PIAAC condotta in Italia – ma, pur essendo in grado di capire testi molto semplici, non riesce a elaborarne e utilizzarne le informazioni». Un monito che riguarda gli italiani tutti perché, come conferma all’Espresso Friedrich Huebler, massimo esperto di alfabetizzazione per l’Istituto di statistica dell’Unesco: «Senza pratica, le capacità legate all’alfabetizzazione possono essere perse anno dopo anno». Come a dire che analfabeti non si nasce ma si diventa.

Sui libri, l’Europa ha i più alti tassi di alfabetizzazione 
Secondo l’Unesco, nel 2015 gli analfabeti in Italia erano pari all’1 per cento, percentuale che si riduce allo 0,1 se si considera solo la popolazione dai 15 ai 24 anni. «In molte regioni industrializzate, come l’Europa, la maggior parte della popolazione è capace di leggere e scrivere – continua Huebler – L’enfasi, infatti, è da porre sull’analfabetismo funzionale e sui livelli di alfabetizzazione piuttosto che sulle basiche capacità di lettura e scrittura».

Al centro dell’analisi dell’esperto dell’Unesco ci sono proprio i dati dell’analisi Piaac, che mostrano come, nonostante l’Italia abbia un tasso di alfabetizzazione che sfiora il 100 per cento, la percentuale di analfabeti funzionali è la più alta dell’Unione europea. D’altronde, «anche se la maggior parte degli abitanti dei paesi ricchi è capace di leggere e scrivere – chiude Huebler – non si deve dimenticare come i livelli di alfabetizzazione non sono gli stessi per tutta la popolazione».

L’identikit dei nuovi analfabeti in Italia. 
Solo il 10 percento è disoccupato, fanno lavori manuali e routinari, poco più della metà sono uomini e uno su tre degli analfabeti funzionali italiani è over 55. Tra i soggetti più colpiti le fasce culturalmente più deboli come i pensionati e le persone che svolgono un lavoro domestico non retribuito mentre, per quanto riguarda la distribuzione geografica, il sud e il nord ovest del Paese sono le regioni con le percentuali più alte, visto che da sole ospitano più del 60 percento dei low skilled italiani.

A tracciare l’identikit dell’analfabeta funzionale italiano sono le elaborazioni dell’Osservatorio Isfol raccolte nell’articolo “I low skilled in Italia”, studio nato per indagare su quella nutrita parte della popolazione italiana che nell’indagine dell’Ocse ha mostrato di possedere bassissime competenze. Tra i risultati più interessanti, l’aumento della percentuale di low skilled al crescere dell’età, passando dal 20 percento della fascia 16-24 anni all’oltre 41 percento degli over 55. «Questo perché chi è nato prima del 1953 non ha usufruito della scolarità obbligatoria – continua la ricercatrice Mineo – ma anche perché nelle fasce più adulte si soffre maggiormente dell’analfabetismo di ritorno». Ovvero, «se non sono coltivate, vengono perse anche quelle competenze minime acquisite durante le fasi di formazione e di inserimento nel mondo del lavoro». Andamento inverso per gli high skilled: in altre parole, mano a mano che i mesi passano sul calendario, aumentano le possibilità di diventare analfabeti funzionali.

Balsamo contro la perdita delle nostre capacità può essere tornare tra i banchi di scuola da adulti o partecipare attivamente al mondo del lavoro. Eppure, non ogni occupazione può “salvarci” dall’essere potenziali analfabeti funzionali visto che solo alcune attività garantiscono il mantenimento se non addirittura lo sviluppo di capacità e conoscenze. «Sono le skilled occupations, ovvero professioni intellettuali, scientifiche e tecniche» precisa Simona Mineo.

Quale quindi la causa delle cattive performance degli over 50? Colpa dei loro brevi percorsi scolastici e di un precoce ingresso nel mercato del lavoro, ma «ciò che conta più di tutto è la mancanza di una costante ‘manutenzione’ e ‘coltivazione’ delle competenze». È l’assenza di allenamento mentale, quindi, la causa che la ricercatrice individua per il declino della popolazione più anziana. «Si dovrebbe garantire un invecchiamento attivo», e sostenere attività di apprendimento in età adulta. «Iniziative che purtroppo, in Italia, continuano ad essere estremamente ridotte». Contraltare degli over 50 sono i Neet (i giovani tra i 16 e i 24 anni che non stanno né lavorando né studiando), visto che secondo lo studio di Inapp coloro che appartengono a questa categoria hanno una probabilità cinque volte maggiore di avere bassi livelli di competenza.

I libri che abbiamo in casa fanno la differenza.
Quanti volumi erano riporti sulla libreria di casa tua quando avevi 16 anni? Ecco una delle domande del questione Piaac che può fare la differenza visto che spesso gli analfabeti funzionali sono cresciuti in famiglie in cui erano presenti un numero limitato di libri.

«Questo dato è particolarmente accentuato nel nostro Paese – si legge nel report – dove il 73 percento dei low skilled è cresciuto in famiglie in cui erano presenti meno di 25 libri». Una mancanza che può portare i giovani a cadere in un crudele circolo vizioso. «L’assenza di un livello base di competenze – racconta Simona Mineo – rende difficili ulteriori attività di apprendimento», tanto da portare le competenze dei giovani con background fragili a «invecchiare e deteriorarsi nel tempo», rendendo per loro sempre un miraggio «l’accesso a qualsiasi forma di apprendimento».

Le nostre competenze, quindi, non sono statiche. La famiglia, l’età, l’istruzione e il lavoro possono determinarne nell’arco della vita lo sviluppo ma anche la loro perdita. E il tessuto italiano potrebbe addirittura aiutare la diffusione dell’analfabetismo funzionale. Tra i punti deboli del nostro Paese, infatti, «l’abbandono scolastico precoce, i giovani che non lavorano o vivono condizioni di lavoro nero e precario, la mancanza di formazione sul lavoro» continua la ricercatrice, puntando il dito anche contro «la disaffezione alla cultura e all’istruzione, che caratterizza tutta la popolazione».

D’altronde, come ricordava Tullio De Mauro, «la regressione rispetto ai livelli acquisiti nel percorso scolastico colpisce dappertutto gli adulti». «Occorre -, quindi, secondo lo studioso che più di tutti in questi ultimi anni ha continuato ad avvertire dei pericoli dell’analfabetismo, – riflettere su stili di vita e assetti sociali che producono questi dislivelli di competenze e queste masse di deprivati tra gli adulti».

Gli infelici sono cattivi

La gente felice non parla male degli altri

Uno dei segni più notevoli della povertà emotiva e vitale di una persona è il fatto che dedichi il suo tempo e i suoi sforzi a criticare gli altri.

Non c’è niente di peggio che vedere una persona criticare e accanirsi contro tutto ciò che si muove. Vivere attorniati da una tale negatività ci fa malissimo: le parole e gli atteggiamenti di un criticone sono come dei virus che si addentrano nella nostra mente, devastandola.

È meglio allontanarsi dalle persone che criticano, poiché ci intossicano e ci soffocano in una maniera tale da riuscire a squilibrarci.
Vivere in tranquillità ha un valore inestimabile, perciò non permettete a nessuno di violare il vostro spazio fisico e psicologico.

Quanto tempo passate ogni giorno ad ascoltare critiche? Tanto? Poco? È il momento di appartarvi, di allontanarvi da questo tipo di persone e situazioni, poiché stanno mettendo in pericolo il vostro benessere e il vostro equilibrio emotivo.

Dedicate il vostro tempo a migliorare voi stessi e il vostro ambiente. Farlo vi sarà utile per due motivi: manterrete un atteggiamento sano nei confronti della vita e insegnerete attraverso l’esempio.

Se invece di puntare il dito contro gli altri ci occupassimo piuttosto di correggere i nostri errori, raggiungeremmo un livello di benessere altissimo.
Dobbiamo superarci personalmente e così guadagneremmo moltissimo in termini di rispetto, umiltà, generosità e onore.

Non siamo perfetti e non dobbiamo neanche fingere di esserlo, ma è importante mantenere un atteggiamento teso al miglioramento costante; in questo modo, potremo vivere la nostra vita senza essere sottomessi agli stati emotivi altrui.

Le persone più infelici del mondo sono quelle che si preoccupano troppo dei giudizi altrui.

Ci sono persone che dicono la loro opinione su di noi, sulla nostra vita, sulle nostre decisioni o su qualsiasi cosa ci riguardi. Lo fanno nonostante nessuno abbia chiesto loro un parere. Di solito, sono opinioni negative o totalmente prive di un criterio; il loro unico scopo è ferire, disprezzare e alimentarsi della sofferenza altrui.

In generale, si tratta di persone con un’autostima bassa, che non accettano neanche sé stesse, perciò difficilmente sono in grado di accettare gli altri. Attribuiscono agli altri etichette che rispecchiano il modo in cui si sentono loro, esternando, in questa maniera, le loro difficoltà emotive.

Non fate caso alle cose che fanno e che non fanno gli altri, fate caso a ciò che voi fate o non fate. – Buddha

Cominciate a curare le vostre ferite emotive, ricordandovi che ognuno di voi è unico ed eccezionale. Non avete bisogno dell’accettazione di nessuno per vivere. Siete persone adulte che possono tranquillamente prendere decisioni da sole, ne avete la piena facoltà.

Date valore alle vostre emozioni e ai vostri sentimenti, non abbiate paura di ascoltare i pensieri degli altri, pensate a voi. Dover sentire costantemente critiche e pettegolezzi è soffocante per tutti, l’importante è che non siate voi a farlo.

Ricordatevi che le critiche senza fondamento simboleggiano una grande povertà emotiva della persona che le dispensa. Se questo individuo sceglie di non arricchirsi mentalmente, vive isolato nel suo rancore e non accetta nessun tipo di aiuto, allora vi conviene essere emotivamente egoisti:
allontanatevi, pensate alla vostra felicità e proteggete la vostra interiorità.

Chi è più Idiota tra i due generi

I maschi sono più idioti delle donne: lo dice la scienza

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Un paio di giorni fa, attraverso un articolo pubblicato sulla prestigiosa rivista “BMJ” (ex “British Medical Journal”), ho appreso dell’esistenza dei Darwin Awards. Questi sono concessi a persone che muoiono per qualche atto davvero sciocco, o come dice il sito ufficiale dei premi: un atto di “estrema idiozia”.
Il soggetto e il tema centrale dell’articolo è che quasi tutti i premi Darwin sono vinti da uomini, i casi di donne premiate sono molto rari, un fatto che si riflette nel titolo dell’articolo: “I premi di Darwin: differenze sessuali nel comportamento idiota”. 

Vorrei avvertirvi che sebbene sia vero che l’articolo è stato pubblicato su una rivista scientifica, questo dei Darwin Awards è davvero un mezzo scherzo e una questione seria e che può danneggiare la sensibilità di alcune persone che “promuove la beffa” di una persona che muore per aver commesso un atto davvero sciocco.

Quest’anno, la rivista ha pubblicato uno studio che misura il divario di genere tra le persone che muoiono facendo cose stupide. Il risultato è stato che gli uomini hanno maggiori probabilità di subire incidenti mortali o compiere azioni rischiose … o idiote. I ricercatori hanno analizzato i risultati dei vincitori dei Darwin Awards degli ultimi 20 anni. Questo premio celebra le persone che “muoiono in un modo stupido”.

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Secondo i dati, gli uomini rappresentano l’88,7% dei vincitori dei Darwin Awards. I ricercatori sono giunti alla conclusione che Questo Era Coerente Con La “Teoria Del Macho Idiota”, nel senso che “gli uomini sono idioti e fanno cose stupide”.

La scoperta si collega in realtà bene con altre ricerche sui comportamenti a rischio degli uomini rispetto alle donne. È già ben fondato che gli uomini hanno più probabilità di finire in pronto soccorso con ferite legate al rischio. Ma ciò che lo studio dei Darwin Awards rileva è che potrebbe anche essere una cattiva decisione.

Perché mangiamo l’intelligenza

I maiali sono socievoli e più intelligenti dei cani.
Perché li mangiamo?

maiali

In genere si evita di parlare delle doti cognitive degli animali considerati “da reddito”.
Vengono rappresentati come esseri incoscienti, senza individualità. D’altronde non si ha alcun interesse a mettere in luce le caratteristiche che potrebbero rendere le persone troppo empatiche verso ciò che generalmente è considerato carne.
Eppure questi animali non solo hanno caratteristiche proprie, ma sono anche dotati di un’intelligenza del tutto sottostimata dall’opinione comune che si ha di loro.

Il caso del maiale è di sicuro il più rappresentativo; dipinto spesso come sporco e ingordo, non si mette mai in luce che le sue doti cognitive superano in molte situazioni persino quelle del cane.
A tal proposito La Prof.ssa Lori Marino, neuroscienziata della Emory University di Atlanta, afferma:

«Abbiamo dimostrato che i maiali condividono un certo numero di capacità cognitive con altre specie altamente intelligenti come cani, scimpanzé, elefanti, delfini e persino umani. Esistono buone prove scientifiche che suggeriscono che dobbiamo ripensare il nostro rapporto con loro

Animali intelligenti

L’EFSA, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentaresi è espressa affermando che i maiali possiedono notevoli doti cognitive. Secondo recenti studi infatti i maiali possono fare cose sorprendenti. Ecco alcuni esempi:

  • superare in astuzia i cani, districandosi in labirinti e usando uno specchio per trovare cibo nascosto;
  • comprendere un linguaggio simbolico e imparare combinazioni complesse di simboli associati ad azioni e oggetti;
  • manipolare un joystick per muovere un cursore sullo schermo (capacità che condividono con gli scimpanzé);
  • imparare rapidamente, caratterizzandosi per un’eccellente memoria a lungo termine.

Animali sociali

Studi su maiali domestici rinselvatichiti fuggiti da allevamenti e su maiali tenuti in semi-libertà, hanno dimostrato che questi animali mantengono lo stesso repertorio comportamentale dei cinghiali, i loro progenitori selvatici. In particolare per quanto riguarda socialità e genitorialità.

I maiali creano forti legami con i loro simili, cooperano, imparano gli uni dagli altri e amano giocare, dimostrando anche in questo caso un comportamento simile a quello dei cani.
Sono inoltre empatici e mostrano capacità di immedesimazione nelle emozioni di un altro individuo.

In un ambiente libero vivrebbero in comunità composte da un minimo di due fino a un massimo di quattro scrofe e dai loro piccoli, che da adulti si disperderebbero per avviare il proprio gruppo familiare.
Le scrofe sono molto protettive nei confronti dei cuccioli e continuano a nutrirli per un periodo che va dalle tredici alle diciassette settimane.

Ma chiusi in gabbia

Non si tratta di umanizzare degli animali, ma di riconoscere loro l’intelligenza che gli è propria. Se tutti avessero più consapevolezza delle capacità cognitive dei maiali, si farebbero più domande sul perché continuiamo a mangiarli e ci si impegnerebbe probabilmente di più per porre fine agli allevamenti intensivi. In questi luoghi di sofferenza, come documentato nella nostra nuova indagine, i maiali non sono in grado di esprimere i loro comportamenti e i loro istinti naturali.

Le scrofe, rinchiuse per gran parte della loro vita in gabbie appena sufficienti a contenerle, si riducono a comportamenti stereotipati, depressione e ferite da sfregamento che in molti casi si infettano per la sporcizia. I loro cuccioli, mutilati della coda e dei testicoli a pochi giorni di vita senza anestesia né anelgesia, sono presto separati alle cure materne e portati all’ingrasso.

La Gentilezza uno stato d’essere

La gentilezza tornerà di moda e sarà bellissimo

In questo mondo stressante e frenetico, sono i piccoli gesti di gentilezza che possono cambiare le cose. Iniziamo farlo tutti

Nella vita di oggi molte persone sentono il bisogno di ostentare sicurezza, confondendo l’aggressività e la forza, soprattutto a causa di un modello imposto dai media, che riflette quanto proposto dalla società,  secondo cui vince chi urla di più, chi è più deciso e aggressivo.

Nonostante non sia sicuramente sbagliato sapere quello che si vuole ed essere determinate, avere un atteggiamento gentile e ben disposto nei confronti del prossimo non è in contraddizione con questo atteggiamento, anzi, rappresenta un valore aggiunto.

Purtroppo sempre più spesso, nelle nostre vite piene di stress e di competitività, la gentilezza, intesa come amorevolezza e generosità, ma anche buone maniere, sembra essere considerata come da evitare, in quanto simbolo di debolezza. Le persone considerate di successo, spesso si considerano al di sopra e troppo importanti per manifestare rispetto ed empatia, mentre invece queste qualità sono fondamentali nei rapporti umani.

In primo luogo è necessario capire che cosa sia davvero la gentilezza.

È una qualità considerata molto importante fin dall’antichità, addirittura il filosofo e imperatore Marco Aurelio la definiva come la “gioia dell’umanità”, perché migliora l’umore, il nostro e quello degli altri e addolcisce la vita, al contrario, invece, dell’insolenza e dell’arroganza.

Ci sono due facce della gentilezza che vanno a completarsi, la prima è la buona educazione, il galateo e l’etichetta, mentre la seconda è più profonda ed è indice di bontà, attraverso l’essere accoglienti, generosi e altruisti.

Questa qualità, in primo luogo aiuta a migliorare il lavoro di team ed è molto apprezzata ai colloqui, spesso le risorse umane prediligono candidati con alti livelli di gradevolezza, ed è, inoltre, fondamentale soprattutto quando si è leader di un gruppo.

Avere rispetto dei colleghi, trattarli con equità, gentilezza e considerazione, infatti, permette di ottenere risultati migliori perché i singoli membri del team eseguono meglio i loro compiti e sono più motivati, ma in questo modo si ha anche un maggiore coinvolgimento di tutto il gruppo, che lavora di più e meglio.

Il nostro modo di porci, inoltre, fa trasparire molto delle persone che siamo o vogliamo essere, quindi la dignità, la positività e il rispetto degli altri, sarà sempre nostro migliore biglietto da visita.

Sicuramente, in questo le donne hanno una marcia in più, in quanto naturalmente predisposte all’empatia e all’accoglienza dell’altro.
Spesso per essere considerate allo stesso modo dei colleghi maschi, diventano ancora più aggressive e competitive, mentre puntando sull’empatia e sulla solidarietà femminile, si ottengono alla lunga più risultati.

I piccoli gesti di amore, sono una strategia vincente anche nella vita privata, perché aiutano a risolvere i conflitti e a stabilire empatia con le persone che abbiamo davanti.
Nelle relazioni umane, qualsiasi esse siano, da quelle tra condomini a persone che condividono uno spazio sui mezzi pubblici, abbiamo bisogno di gentilezza come di un antibiotico.

Anche in questo caso le donne sono più portate, generalmente, a prendersi cura dell’altro, ma non bisogna dimenticarsi che anche ricevere attenzioni è fondamentale nella vita di coppia ed è la più alta espressione di amore.

Si può praticare la gentilezza a partire dai piccoli gesti quotidiani come ricordarsi di ringraziare sempre e di rispondere con un “prego”, augurare una buona giornata o aiutare qualcuno che vediamo in difficoltà, fino a fermarci ad ascoltare davvero i bisogni delle persone che ci stanno vicino e provare a fare anche un piccolo gesto per accontentarle e trasmettere amore, una sorta di offerta e di passo avanti verso l’altro.

Bisogna anche scegliere con attenzione le persone che sono accanto a Voi, prediligendo anche nel rapporto di coppia uomini gentili e rispettosi, che condividano con Voi questi valori.

Ognuno di noi può dare il proprio piccolo contributo a far tornare di moda la gentilezza, il rispetto per gli altri e la dignità. In questo senso è fondamentale, nell’essere genitori, insegnare ai bambini ad essere gentili e rispettosi, questo, inoltre, li renderà sicuramente degli adulti migliori.