Sea Watch, “il ricatto della bulla Carola Rackete”. L’ex pm di sinistra svela la manovra sporca contro Salvini

“La capitana Carola Rackete, in nome della sua Ong, ha deciso come una bulladi imporre l’agenda politica della sua Ong: costringere l’Italia ad accogliere i 42 profughi. Altrimenti non si spiega perché, pur sapendo che il porto di Lampedusa sarebbe stato chiuso per chissà quanto tempo, non si è diretta a Tunisi, in Grecia, in Turchia o in Israele. Nossignore: ha girato intorno all’isola per 14 giorni fino a quando gli eventi in qualche modo non l’avrebbero costretta a entrare in Italia”. 

L’accusa, in un’intervista al Fatto Quotidiano, è dell’ex pm della Tangentopoli napoletana degli anni ’90, Nicola Quatrano, oggi in pensione ma che collabora con l’Osservatorio Internazionale offrendo assistenza legale gratuita ai perseguitati politici e religiosi del Nordafrica. “Da uomo di sinistra dico che è sconfortante l’incapacità della sinistra di proporre un ragionamento sensato sui temi della gestione dei flussi migratori – osserva Quatrano – limitandosi a fare il tifo da stadio pro-capitana e contro Matteo Salvini, sulla pelle dei poveri 42 profughi”.

E aggiunge: “La sinistra ha sbagliato nell’ergere a ruolo di eroina una ragazza che ha compiuto un ricatto, compatibile con la mission della sua Ong e basta: prendere i profughi e portarli in Italia, e solo in Italia. Lo hanno deciso loro, quelli della Sea Watch, e basta. Contribuendo anche loro a mettere a repentaglio la vita dei 42 profughi”. “Temo che questa vicenda abbia fatto guadagnare a Salvini molti punti percentuali in più nei consensi”, dice l’ex pm, spiegando il perché: “La risposta ai temi complessi della gestione dei flussi migratori non può essere l’accoglienza tout court e basta.

Nessun Paese al mondo può dire Venite tutti qui, per la semplice ragione che non è possibile. Bisogna riaprire una vertenza con l’Ue, ridiscutere la redistribuzione dei migranti, e una trattativa seria non si può aprire attraverso ricatti e ricattini, forzando i blocchi tra gli applausi dei parlamentari Pd“.

Affidi illeciti Reggio Emilia, chi è la dirigente al centro dell’inchiesta

Reggio Emilia, 29 giugno 2019 – 

Obbligava gli assistenti sociali a redigere e firmare verbali dove si attestava il falso riguardo allo stato familiare o al contesto abitativo dei bambini. Che poi decideva a chi affidare (elargendo addirittura contributi doppi fino a 1.200 euro rispetto alle ‘rette’ previste), influenzata tra l’altro dal suo attivismo nel mondo gay, per la lotta in favore dell’adozione alle coppie omosessuali, ma anche dai suoi intrecci sentimentali. E stabiliva pure a quali psicoterapeuti bisognava mandare in cura i piccoli una volta strappati dalle famiglie naturali. Assume quasi il volto di una zarina dei servizi sociali Federica Anghinolfi, dirigente dell’Unione val d’Enza, finita ai domiciliari con numerose accuse tra cui falso in atto pubblico, abuso d’ufficio, violenza privata e lesioni personali gravissime, nelle carte dell’inchiesta ‘Angeli e Demoni’, lo scandalo scoppiato in provincia di Reggio Emilia sul presunto sistema illecito di affidamenti dei minori strappati alle famiglie naturali con falsificazioni di atti e altri escamotage: 16 misure cautelari emesse, 27 indagati.


La donna, 57 anni – che ieri si è avvalsa della facoltà di non rispondere davanti al gip nel primo degli interrogatori di garanzia assieme all’assistente sociale indagato Francesco Monopoli – è ritenuta la figura chiave. A partire dall’inizio del ‘sistema’ collaudato secondo gli inquirenti. Arrivava quasi a ricattare giovani operatrici con contratto a tempo determinato, esercitando dunque la sua posizione di potere, affinché redigessero verbali che attestassero muffa sui soffitti, poco cibo in frigo o assenza di giocattoli. Era il primo passaggio – con le presunte falsificazioni delle dichiarazioni degli stessi bimbi al fine di screditare madri e padri naturali – che serviva per ottenere il decreto di allontanamento. Poi l’affidamento, spesso ad altre coppie ‘amiche’ o a lei vicine. E addirittura con un legame affettivo passato. 

Servizi sociali e affidamenti illeciti, 16 misure cautelari nel Reggiano.

La Anghinolfi, omosessuale dichiarata, ha avuto una relazione – provata dagli inquirenti – con Fadia Bassmaji, anch’essa indagata, alla quale è stata data in affido la piccola Francesca (nome di fantasia) assieme alla compagna Daniela Bedogni (anche lei nel registro della pm Valentina Salvi). 
Queste ultime due – si legge nell’ordinanza – avrebbero «imposto un orientamento sessuale» alla minore vietando tassativamente alla piccola di lasciarsi i capelli sciolti, perché ritenuto dalle due «matrigne» atteggiamento di vanità e di richiamo appetibile per i maschietti a scuola. Il gip definisce questo episodio in modo molto forte come un «comportamento ideologicamente e ossessivamente orientato». Procura e inquirenti stanno infatti scavando nel mondo Lgbt. Nella vicenda è finito ai domiciliari, con le accuse di abuso d’ufficio e falso, anche il sindaco pd di Bibbiano, Andrea Carletti che ieri tramite il legale ha dichiarato di «non aver mai fornito copertura politica a fatti illeciti». 
Il procuratore reggiano Marco Mescolini, dopo aver premesso che non bisogna estendere le accuse a tutto il mondo degli affidi, ieri ha commentato così l’operazione:

«Mi sono occupato di fatti molto provanti di ‘ndrangheta per dieci anni, ma quest’inchiesta è umanamente devastante».

NUOVA SFIDA IN MARE Open Arms: “Imbarcazione con 55 migranti a bordo, scortata verso Lampedusa”


Nuovo attacco alla nostra democrazia da parte dell’Europa usando l’arma ONG. E’ chiaro che si tratta di una serie di operazioni intimidatorie verso Salvini ed il Governo Conte, ma non ci riusciranno.
Dovranno dichiararci guerra e noi risponderemo.

“Localizzata imbarcazione partita dalla Libia con 55 persone, 4 bimbi e 3 donne in gravidanza, alto livello di disidratazione dopo 3 giorni di viaggio”, annuncia la Open Arms sul suo profilo Twitter. “Segnalata e attivate le autorità competenti perché se ne facessero carico. Scortati ora verso Lampedusa“. Dopo la Sea Watch dunque ci si mette la Open Arms.

Una “offensiva coordinata“, un assalto politico ai porti italiani. Al Viminale stavano tenendo d’occhio da giorni sia la Open Arms sia la Sea Eye, e il timore di una “morsa mediatica” molto prossima, subito dopo la fine del caso Sea Watch, era alla base del messaggio, forte e chiaro, del ministro degli Interni Matteo Salvini.

La nave ha atteso l’arrivo di Guardia di Finanza e Guardia costiera che hanno trasbordato i migranti. Undici di loro verranno trasportati a Lampedusa per motivi sanitari, e dovrebbero arrivare nel pomeriggio, mentre gli altri 44 verranno portati in Sicilia tra Pozzallo e Licata.

Che senso ha rimanere all’interno di un Club tiranno che vuole solo il predominio sul nostro Paese per farne bottino di guerra.

Meglio uscirne subito ITALEXIT

The End

Il giornalista Ambrose Evans Pritchard ha commentato sul Telegraph lo scontro che si potrebbe presto concretizzare tra l’Italia e la Commissione europea a proposito degli assurdi vincoli di bilancio che inesorabilmente continuano ad imporre alla nostra nazione già duramente provata dalle politiche di austerità.

Secondo Pritchard le élite della zona euro dopo aver mandato al governo italiano la lettera di accusa sul mancato rientro del debito stanno rischiando una rivolta dell’Italia.

Dopotutto, Salvini è stato chiaro, ha affermato di “non voler governare un paese in ginocchio”, e il presidente della Commissione Bilancio della Camera Claudio Borghi, uno che non crede alla bontà delle istituzioni europee, ha sottolineato come l’Italia sia contributore netto del bilancio UE, abbia un surplus commerciale e un avanzo primario di bilancio, per cui “non abbiamo bisogno di nulla da nessuno. E siamo più in forma della Francia”.

Secondo Pritchard la posizione del governo italiano è questa: “La strategia della Lega è quella di offrire ai leader europei una scelta: riformare i trattati dell’UE per consentire una politica fiscale più espansiva e consentire alla Banca centrale europea di agire come prestatore di ultima istanza; o affrontare le conseguenze del suo rifiuto”.

Bruxelles non perde mai occasione di ripetere che l’Italia non è riuscita a fare “progressi sufficienti” sul livello del debito, anche se la cause principali dei mancati progressi sono stati la recessione e il crollo del commercio mondiale.

Per il giornalista del Telegraph, le richieste dell’Unione sono “vandalismo macroeconomico”. L’UE sta infatti cercando di imporre a un paese già in crisi di dare una violenta stretta alla politica di bilancio, ordinando un deficit massimo dell’1,5% del PIL. Imponendola, oltretutto, dopo il ritiro dello stimolo monetario da parte della BCE.

Questa imposizione sara inutile e controproducente. Porterà, infatti. a una riduzione del PIL italiano e a un aumento del rapporto debito / Pil per l’ “effetto denominatore”.

“Ma la legge è legge – almeno per l’Italia di Salvini, se non per la Francia di Macron” ha affermato Pritchard.

Se l’intenzione di Salvini non è quella di “impiccarsi a delle stupide regole“, ma di portare la disoccupazione al 5% facendo investimenti e sottoponendo il paese a uno shock fiscale positivo grazie alla flat tax al 15%, dovrà indubbiamente pianificare una strategia intelligente.

Pritchard sa che “l’Italia non è l’America”, nel senso che non è un paese sovrano sul piano economico e monetario. Il giornalista ha poca o nulla fiducia nella flessibilità che verrà concessa all’Italia, infatti, sostiene che “sotto l’attuale struttura dell’unione monetaria il suo piano è impossibile”.

Come si è visto, la letterina post-elettorale è bastata per un rialzo dello spread, nonostante sia rimasto a livelli contenuti. Lo stress finanziario inizia quando lo spread tocca i 300 punti, e quando arriva ai 400 entra in crisi l’intero sistema bancario.

Pritchard cita la possibilità di utilizzare come scudo i “Minibot”, titoli di debito di piccolo taglio da emettere al fine di ripagare i debiti già esistenti della pubblica amministrazione nei confronti di famiglie e imprese. Un piano già previsto nel solenne “contratto di governo” della coalizione da affiancare al pacchetto di riforme fiscali con l’obiettivo di mobilitare il credito e mettere in circolazione denaro, e che potrebbe essere utile per limitare i danni in un eventuale scontro finale con la Commissione:

“Una volta che questi titoli di Stato a breve termine saranno scambiati sul mercato, diventerebbero una valuta di fatto, l’Italia avrebbe un sistema monetario diviso e l’euro potrebbe anche dissolversi dall’interno. L’ipotesi del giornalista vede la BCE prima razionare e poi chiudere l’accesso al sistema di pagamenti Target2 per la Banca d’Italia.

«I nodi della battaglia politica con la nuova Commissione arriveranno al pettine quest’autunno con la nuova manovra di bilancio, e con la Germania e il blocco dei paesi del nord che sinora si sono decisamente rifiutati di rifondare l’eurozona su basi più sostenibili per affrontare la prossima fase negativa del ciclo economico globale, respingendo tutte le ipotesi di unione fiscale e di condivisione del debito.

In questa difficile situazione, se all’Italia non sarà concesso spazio fiscale, il paese rischia il default sul debito pubblico. Pritchard cita Lorenzo Codogno, ex capo economista del Tesoro italiano e ora a LC Macro Advisors, il quale afferma che “gli altri paesi europei si stanno preparando al default dell’Italia“. Secondo Pritchard la situazione è ancora più pericolosa che nella crisi del 2012. Il nostro paese dovrebbe richiedere un salvataggio formale a condizioni rigorose, e ci vorrà un voto nel Bundestag tedesco. Sarebbe un commissariamento di Roma da parte della “Troika”.

Pritchard conclude così:

“Le azioni della Commissione europea in questo frangente sono sorprendenti. Hanno emesso un ultimatum grossolano indipendentemente dall’immenso rischio finanziario. Stanno provocando inutilmente il nuovo trionfante leader della seconda più grande potenza manifatturiera d’Europa.

Dire che Bruxelles non ha avuto scelta a causa delle rigide regole del meccanismo fiscale equivale a riconoscere l’assurdità della costruzione dell’UEM. Il progetto ha portato l’Europa in questo folle vicolo cieco.

Se Salvini dovesse far crollare l’intero tempio sulle loro teste, se la saranno cercata.”