Prosciuttopoli per soldi


Crolla il muro del silenzio. Il prosciutto di Parma cambia certificatore, disciplinare e piano di controllo per salvare la Dop

Un anno fa a Cibus il responsabile del Consorzio del prosciutto di Parma diceva che Prosciuttopoli era una nostra invenzione e garantiva sulla qualità dei prosciutti in vendita. Non era vero. La filiera attraversava una profonda crisi, tant’è che 1,2 milioni di false cosce di Parma e San Daniele erano state eliminate dal circuito delle Dop. Nonostante la gravità della situazione allora nessuno ritenne necessario adottare provvedimenti per fronteggiare le criticità. L’unica nota interessante era che la magistratura portava a vanti i processi. Il 30 maggio 2019 Il Fatto Alimentare dà notizia di una nuova sospensione dell’ente certificatore del prosciutto di Parma, l’IPq, per gravissime irregolarità, segnalia che il 35% delle cosce in stagionatura possono essere false, che il 50% dei verri non può essere identificato geneticamente e denuncia tutti i meccanismi della truffa ai danno dei consumatori.

Arrivano in redazione le prime lettere degli avvocati che invitano a interrompere la pubblicazione di articoli diffamatori per non danneggiare la filiera. Nonostante la situazione effervescente, nessuno rilascia dichiarazioni, nessuno ammette errori. Oggi a distanza di 35 giorni dopo nove articoli in cui denunciamo le criticità di una filiera allo sbando arriva il primo segnale di cambiamento.

Il Consorzio del prosciutto di Parma ha deciso una vera rivoluzione e un cambiamento radicale delle regole. Il Consiglio di amministrazione ha capito che continuare a negare l’evidenza della truffa e “coprire” i responsabili sarebbe stato un disegno suicida che avrebbe portato alla perdita della certificazione di Dop. “Il contributo e le denunce de Il Fatto Alimentare – precisano al Consorzio – hanno accelerato e stimolato il cambiamento”. Si tratta di una decisione importantissima che allontana il tentativo di fare passare anche questa crisi di Prociuttopoli sotto silenzio come è successo l’anno scorso. Molti hanno cercato di coprire il malaffare cercando di fare credere che 2,5 milioni di cosce fuori peso erano una “non conformità lieve”.

La nuova strategia scelta dal Consorzio del prosciutto di Parma è basata sull’assoluta terzietà dei controlli e sulla formazione di una task force di esperti dedicata alla certificazione e alla revisione del disciplinare. In questo modo dopo 20 anni si scioglie il legame con l’Istituto Parma qualità (IPq) e si affida la gestione della certificazione a Csqa Certificazioni. Questa scelta era assolutamente necessaria per l’evidente conflitto di interessi tra Consorzio e l’Istituto Parma Qualità (*) che nessuno ha mai voluto sciogliere (i proprietari di IPq sono gli stessi soggetti che vengono controllati). Dopo due sospensioni dell’IPq per un totale di nove mesi in un anno e l’azzeramento di due direzioni, il Consorzio ha capito che c’era un problema grave da risolvere.

prosciutto di Parma
Gli avvocati ci invitavano a interrompere la pubblicazione di articoli sullo scandalo Prosciuttopoli

In questo periodo transitorio, l’IPq continuerà a svolgere il suo incarico di controllo e certificazione sotto la vigilanza del Mipaaft e di Csqa che, attraverso una task force di esperti, avvierà immediatamente i lavori per la definizione del nuovo piano di controllo nell’attesa dell’autorizzazione ufficiale da parte dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi (Icqrf). Il Consorzio del prosciutto di Parma ha avviato anche l’iter di modifica del Disciplinare coinvolgendo nei prossimi giorni tutta la filiera. Le modifiche riguarderanno tutti gli anelli della produzione, le caratteristiche della materia prima – tra cui genetica, peso e alimentazione dei suini, benessere animale, peso e caratteristiche delle cosce fresche – fino al prodotto finito, come metodo di lavorazione, peso e stagionatura del prosciutto, modalità di vendita, prodotto pre-affettato, ecc. Per evitare le frodi che per anni hanno interessato la filiera, il nuovo Disciplinare conterrà anche specifici elementi per la tracciabilità e la rintracciabilità.

Per portare avanti il piano di conversione serviranno circa sei mesi. Per quanto riguarda 2,5 milioni di cosce su cui pende ancora il dubbio della truffa non avendo certezza della razza dei suini, in questi giorni si sta decidendo se smarchiarli, come si è fatto l’anno scorso. A questo punto la palla passa al Consorzio del prosciutto San Daniele che non può certo restare a guardare, e non può continuare a negare l’evidenza dei fatti, invitandoci a smettere di scrivere articoli diffamatori sull’argomento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *